logo comune

c/o Biblioteca comunale Chelliana
via Carlo Cavalieri, 9 Grosseto
Tel. 0564/456244, 0564/488395
info@atp.comune.grosseto.it

 

Recital dei Rosolacci

 alt

Le canzoni tradizionali d’amore, di lavoro e contro la guerra dei Rosolacci a Campagnatico 

Il gruppo polifonico tradizionale guidato da Francesco Melani alle celebrazioni di San Giovanni Battista, patrono di Campagnatico, domenica 26 giugno 

 alt

Paolo Nardini 

Il nome del gruppo rimanda al più noto fra i fiori spontanei della Maremma, il papavero, che punteggia di rosso i campi di grano. Un fiore il cui colore vivace, anche per la stagione calda in cui sboccia, mette allegria, ma che è allo stesso tempo fragile e delicato, dallo stelo esile e di breve durata. Senza dubbio il papavero è stato scelto per rappresentare idealmente il lavoro, la vita e gli ideali dei contadini maremmani, che proprio quando sbocciano i papaveri, fra giugno e luglio, con la mietitura e la trebbiatura vedono compiersi i risultati del lavoro di un anno intero. Il papavero è come la musica popolare, che sboccia fra le pieghe del tessuto produttivo, che ravviva l’esistenza con le sue note di colore, ma che è sempre a rischio di sparizione, sempre sul punto di soccombere sotto i colpi di una modernità rappresentata dalle regole della produzione e della divulgazione. Ma che sempre riemerge, qua e là, spesso in luoghi inaspettati.  

I Rosolacci saranno a Campagnatico dalle 18 alle 20 del 26 giugno, nella ex-chiesa di Sant'Antonio, nel terzo giorno delle celebrazioni dedicate al patrono del paese, San Giovanni Battista, presentando un recital dedicato al lavoro, all’amore, alla vita sociale e ai rapporti fra le persone, e con brani contro la guerra. Il recital sarà composto da canzoni della tradizione maremmana e di altre parti d’Italia, e dal testo recitato dalla bravissima Lia Montanelli, con brani tratti dagli scritti di Luciana Bellini e di Clorinda Pieri 

Il gruppo, nato ufficialmente nel 1993 dalla passione per la musica di alcuni amici, si è dedicato al recupero dei canti che spontaneamente, fino a qualche decennio fa, costituivano l’espressione di una cultura ancora contadina. La musica popolare rappresenta quella semplicità geniale che aveva permesso, attraverso melodie orecchiabili e accattivanti, di ripercorrere storie, a volte tragiche, a volte ironiche, relative alla vita della nostra gente. Nella maggior parte dei casi la musicalità popolare è di tipo monodico, ma nelle sue forme più arcaiche spesso lasciava spazio a espressioni corali e polifoniche, concedendosi alla possibilità di nuove armonizzazioni e arricchimenti. È in questo spirito che i Rosolacci ripropongono i brani della tradizione musicale che in Maremma ha trovato terreno d’espressione, ma che in molti casi è di provenienza esterna, portata sia dalla gente che ci veniva per i lavori stagionali che da chi ci è venuto a risiedere stabilmente. Ed è grazie alla ricerca musicale svolta da Francesco Melani e dagli altri componenti del gruppo che si sono scoperti canti di lavoro e d’amore che hanno attraversato, silenti alle orecchie della cultura ufficiale, ma presenti nella trasmissione “di bocca in bocca” delle classi subalterne, l’intera penisola.  

Ma la ricerca dei Rosolacci va anche nella direzione della letteratura popolare, attraverso la quale gli autori locali hanno voluto rappresentare nei loro libri alcuni aspetti della vita sociale e della cultura della Maremma. Fatti realmente avvenuti, ignorati dal sistema delle comunicazioni ufficiali, ma importanti per la vita delle piccole comunità, sono espressi in queste opere attraverso un linguaggio che appartiene al popolo, con l’uso di espressioni dialettali e termini arcaici, spesso in via di sparizione.  

I particolari risultati di questa ricerca durata decenni saranno svelati nel corso del recital dei Rosolacci con la voce recitante di Lia Montanelli alla ex-chiesa di Sant’Agostino di Campagnatico, domenica 26 giugno, dalle 18 alle 20.  

 

Il fiore rosso”, una lirica di Orazio Camaiori del 1915 

Fra le liriche proposte dai Rosolacci al recital di Campagnatico, una è quella scritta da Orazio Camaiori, originario della Maremma, che è stato professore di letteratura all’Università di Pisa. Scrittore e poeta, Camaiori ha partecipato alla prima guerra mondiale. Fra le liriche che ci ha lasciato, dedicate ai soldati non solo idealmente, ma anche economicamente, avendo destinato in alcuni casi a loro e alle loro famiglie i proventi della vendita delle pubblicazioni (come si legge sul giornale politico-amministrativo “Il ponte di Pisa”, nel numero 35 del 29 agosto del 1915), la lirica particolarmente toccante intitolata Il fiore rosso, del 1915 

 

La mi’ morosa m’ha donato un fiore, 

un fiore rosso, prima di partire. 

“Serbalo, ha detto, in pegno del mi’ amore, 

di quest’amore che non può appassire.” 

Io l’ho serbato questo fiore rosso, 

e, benché secco ormai, l’ho sempre addosso. 

Se morirò in battaglia, questo fiore 

portatelo alla donna del mio cuore. 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Giugno 2016 07:08)