La cottura del carbone

Paolo Nardini

A differenza dei tagliatori, i carbonai lavorano sempre in "compagnia". Questa di solito è formata da individui che godono della stima reciproca, ed è duratura attraverso gli anni. In alcuni casi la compagnia è formata da un gruppo familiare, integrato da alcuni componenti esterni.

atpIn questo caso, benché i compiti che richiedono un grado maggiore di responsabilità e abilità sono riservati ai maschi adulti, tuttavia donne e bambini partecipano alla produzione, anche con lavori pesanti, come la zappatura delle piote (zolle di copertura della carbonaia), ed il loro trasporto alla piazzola, la sistemazione della legna.

E' il caso di dedicare una nota ad una particolare figura di lavoratore presente presso le compagnie di carbonai, prevalentemente non a base familiare: il "Meo". Si tratta del garzone dei carbonai, solitamente il più giovane della compagnia, cui sono attribuiti i compiti di minore responsabilità, che richiedono un grado non elevato di abilità e di conoscenza tecnica, ma particolarmente duri e fastidiosi, che vanno dal porgere la legna per la costruzione della carbonaia, fino all'imballo del carbone ed al caricamento delle balle sul basto del mulo.
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All'inizio della stagione lavorativa la compagnia dedica alcuni giorni al ripristino dei viottoli che conducono alle piazze carbonaie, in modo da permettere il passaggio dei muli con una balla di carbone per parte.

Prima dell'inizio della cottura del carbone è necessario che la legna sia disposta in maniera circolare intorno alla piazza. Il responsabile della compagnia, colui che governa il fuoco, e che dirige e controlla il lavoro degli altri, inizia la costruzione della carbonaia facendo la cosiddetta "rocchetta". Questa consiste nel piantare al centro della piazzola tre assi in legno, posizionati ai vertici di un ideale triangolo equilatero, fissati fra di loro attraverso rametti flessibili, a formare più cerchi ad altezze diverse. Questo cilindro costituisce il camino della carbonaia. Tutt'attorno vengono disposte le assi di legno da trasformare, attraverso la cottura, in carbone, formando così una semisfera emergente dalla piazzola. Viene poi ricoperta con le piote, zolle di terra erbose, in modo che l'unica parte che rimane aperta sia il camino. In alcune zone oltre che con le piote di terra la catasta di legna viene coperta anche con un primo strato di fogliame.
 
atpAttraverso il camino viene calata un'asse di legno ardente e in questo modo accesa la carbonaia. Spesso è il responsabile della compagnia che si occupa dell'accensione della carbonaia, e che ne controlla il funzionamento, anche se, poiché spesso ne vengono accese più d'una, il controllo diretto è affidato ad un altro membro.

La cottura del carbone viene regolata praticando dei fori nello strato terroso di copertura, in modo che ne fuoriesca del fumo, consentendo il necessario ricambio d'ossigeno all'interno. Questa operazione richiede una particolare conoscenza del lavoro, e la capacità di valutare la giusta aerazione interna, in relazione alla temperatura esterna, ed al tipo di vento. Man mano che il fuoco sale, vengono praticati fori più in alto, fino a che il carbone non è finito di cuocere.

Cotto il carbone la carbonaia viene sfatta, e la terra che la ricopriva, ormai ridotta, a causa del calore sottostante, ad uno strato di polvere sottile, viene separata. I carboni ancora ardenti vengono spenti con degli spruzzi d'acqua, ed hanno inizio le operazioni di imballatura e poi di trasporto, quasi sempre a dorso dei muli dei vetturini.