Polenta

La polenta (o pulenda come la chiamavano in maremma) era quella fatta con la farina di granturco, nei mesi freddi questo alimento la faceva da padrone. Diceva una fllastrocca usata da un boscaiolo amiatmo negli anni trenta: “Qui ci tocca lavora’! con tre fette di pulendal e ‘na coda di baccalà”. Alla macchia i boscaioli, segantini e carbonai usavano mangiare la polenta con aringa o baccalà e formaggio (naturalmente il companatico era poco). Ma la polenta era anche la prima colazione dei contadini che, ad una certa ora della mattinata, erano soliti fare una abbondante colazione a base di polenta.Famosa in Maremma è la pulenda con la padellata di animelle fatta il giorno che si amnuzza il maiale.

Mettere a bollire in una pentola due litri d’acqua e appena alza il bollore mettere il sale. Prendere mezzo chilo di farina di granturco e farla cadere nell’acqua, che bolle a poco a poco, con una mano e con l’altra girare continuamente con il “mestolone” perché non si appallotti. A circa metà cottura aggiungere un goccio d’olio d’oliva. Far cuocere per circa un ora continuando a girare il mestolone. Levarla, versandola sopra una spianatoia asciutta, tagliarla a fette con un filo. Si consuma condita in tanti modi: con sughi a piacimento o con carne in umido o semplicemente con cacio grattato ed olio. La polenta avanzata può essere fritta o arrostita sulla brace.