La Befanata

di Nevia Grazzini

La Befana o Befanata è un canto tradizionale itinerante con questua che un gruppo di persone, o squadra, svolge la sera del 5 gennaio in giro per le campagne e i paesi effettuando diverse fermate nelle case o nei poderi, in base ad un itinerario previsto.

“Una sopravvivenza fragile e poco Conosciuta; in Maremma entra in crisi all’inizio degli anni ‘50 ed è in questa data che grandissima parte delle squadre si sfascia e l’usanza si perde). Proprio per questo rischia assai meno le tentazioni della mistificazione folkloristica e si propone in tutto il suo aspetto di documento demologico “(3). La prima area di sopravvivenza della Befanata può essere identificata nel soranese-pitiglianese; una seconda area è quella amiatina, zona anche questa particolarmente significativa poiché è da qui che la Befana si è diffusa nelle nostre campagne a seguito dell’emigrazione dei suoi abitanti scesi in Maremma per i lavori stagionali, una terza zona si può identificare nella fascia pianeggiante limitrofa alla provincia di Grosseto, che si incunea anche nell’area collinare. In quest’area, tuttavia, la tradizione si fa particolarmente fragile,poiché attinge i suoi stimoli dalle altre zone, qui vediamo esistere una tradizione ormai dismessa e ripresa solo da pochi anni con la presenza di squadre di giovani che propongono, in alcuni casi, uno spettacolo fortemente innovativo.

Gli agenti/partecipanti della situazione festiva, sono circa dieci/venti persone, generalmente uomini, ma recentemente alcune squadre hanno inserito fra i componenti del gruppo anche le donne, benché relegate a ruoli femminili (befana, massaia, signorina). Nella Befana sono presenti dei personaggi fissi costituiti dalla coppia dei “vecchi sposi”: la befana e il befano, da un certo numero di cantori (befanotti) accompagnati dal suono di uno o più strumenti musicali (fisarmonica, chitarra, mandolino), da un poeta e da un raccoglitore di offerte che ha il compito di accantonare i doni ricevuti dalla famiglia-ospite. Il poeta, figura di centrale importanza nei canti di questua, non assolve un ruolo fondamentale in questa tradizione e la sua presenza non è indispensabile; è colui che canta il “permesso” prima di entrare in casa ed il “ringraziamento” prima di uscire.

I personaggi su cui si centra la spettacolarità della rappresentazione sono la befana e il befano, che suscitano inevitabilmente l’attenzione e l’ilarità del pubblico per la loro caricaturizzazione, la buffa e goffa gestualità, i loro bruschi litigi; spesso sono accompagnati da una “signorina da maritare”, la “figlia”, per la quale si desidererebbe un giovane danaroso e ricco; questo diventa poi uno dei motivi scenici in quella breve farsa che segue al canto ed è presente in alcune squadre del grossetano (Fornace San Martino, Ottava Zona, Braccagni).

Un altro inusitato componente è il panieraio della squadra di Fornace San Martino che, in una delle sue ultime rappresentazioni , venne sostituito da un “somaro” accuratamente preparato dal poeta della squadra: la testa era costruita in cartapesta, mentre il corpo dell’animale era formato da due uomini con il dorso ricoperto da una pelandrana scura arricchita da una coda, mentre sulla schiena erano stati disposti due corbelli per raccogliere le offerte.

Lo svolgimento della Befanata prevede due diversi itinerari a seconda dell’area di diffusione del fenomeno: uno svolto esclusivamente nella campagna, l’altro in paese, con alcune soste nei poderi sparsi della campagna limitrofa. Gruppi di befanotti partono per effettuare il loro giro nel pomeriggio del 5 gennaio e terminare percorso itinerante (calcolabile intorno alle 4/5 ore) nella tarda nottata o nelle prime ore del mattino seguente, a seconda del numero di soste previste e del tempo di durata di ogni singola fermata.

Ai termine della prestazione canora, la famiglia-ospite dà in cambio alla squadra alcuni generi da portar via:uova, salsiccia, ... ed anche soldi; i doni raccolti alla fine del giro vengono accantonati per una mangiata finale: una cena, un tempo preparata dalle donne con i beni raccolti durante la questua, oggi organizzata generalmente in un locale della zona. *Per un approfondimento su quest'argomento si veda il testo recentemente pubblicato a cura della scrivente, “Ché stasera è Befania “, editore I Portici, 1995.