La cavalcata

san giorgioSan Giorgio è il santo draghicida che, secondo la leggenda, salvò la popolazione di Montorgiali da un feroce e temibile drago che imperversava nelle macchie intorno al paese. Gli abitanti lo ricordano ogni 23 aprile, benché i festeggiamenti veri e propri siano oggi spostati ai giorni festivi successivi questa scadenza per rispondere alle esigenze del calendario festivo.
Il giorno precedente la festa si dà inizio ai preparativi con allestimenti di bancarelle per le vie del paese e la vendita del tradizionale dolce: il “biscotto”, fatto con uova e anici; poi, nel pomeriggio, si assiste, dopo la messa al Santuario, alla benedizione delle bandiere e dello stendardo di San Giorgio. La mattina seguente si svolge la “Cavalcata”: una processione con i cavalli e, nel rispetto della tradizione iconografica che vuole raffigurato San Giorgio su un cavallo bianco, si fanno sfilare in testa alla processione una coppia di cavalli bianchi ed altri quattro cavalieri.Tutti indossano una bardatura di foggia romana con antiche corazze e armature seguiti da un numeroso gruppo di cavalli provenienti dalle zone limitrofe. Dietro la sfilata dei cavalieri seguono il prete con la reliquia ed altri rappresentanti del clero, i festaioli con le bandiere e la popolazione in un silenzio evocatore e nel mistico rispetto dell’evento religioso.

La processione arriva fino al Santuario distante pochi chilometri dal paese dove viene celebrata la messa. Generalmente i cavalieri prima di partire, fanno tre giri intorno al paese. Oggi il percorso fino al Santuario è sostituito da una strada asfaltata che consente l’accesso per un breve tratto con le macchine, mentre un tempo si inoltrava in una fitta macchia boschiva, per essere attraversato a piedi su una strada di ciottoli e pietre di antichissima origine. Un tempo il percorso veniva fatto esclusivamente a piedi, attraverso un passaggio nella macchia in cui la leggenda racconta e fissa gli spazi visitati dal santo: la “ginocchiata” del cavallo del guerriero e, presso una fonte nel bosco, ai piedi del paese, il luogo in cui San Giorgio sembra abbia incontrato e ucciso il drago. Nella chiesetta del Santuario, arroccato su un piccolo poggio da cui si osserva la veduta panoramica del paese e della verdeggiante pianura boschiva circostante, si celebra la messa poi, al termine della funzione religiosa, i cavalieri fanno ritorno in paese per apprestarsi a compiere i consueti tre giri, sfilando assorti e silenziosi fra il pubblico osservante e partecipante della comunità dei suoi abitanti. Al termine della cerimonia vengono distribuiti “biscotti” e vino per tutti.
Secondo un motivo narrativo assai diffuso, il mostro sembrava esigere in tributo, il sacrificio periodico di un giovane o una giovane del paese, ma la spada e l’intervento salvifico del santo hanno purificato l’ambiente naturale, rendendo così abitabile la natura boschiva che, cristianizzata dall’intervento sacro, lascia che le sue tracce permangano visibili dalla memoria.

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