Ettore e Lidia

imgMa se mi ascolterete o cittadini
Di certe cose non posso star cheto
Vi canterò di Ettore Tosini
E certa Lidia Bossi di Grosseto.
Eran due amanti
che teneri d'età
per l'amor suo fedele
si vollero ammazzar.
Il giovinetto aveva sedic'anni
la ragazzina ancor più minorenne
compiuti non aveva tredic'anni
sentite questo fatto come avvenne.
Eran due amanti
si amavano così
per l'amor suo fedele
decisero morir.
 
La ragazzina bella, onesta e sgherra
di giorno in giorno dovea far partenza
coi genitori suoi per l'Inghilterra
dove l'avrebbe fatta residenza.
Ettore disse:
Lidia se mi vuoi ben
prima di abbandonarci
noi moriremo assiem.
 
Il lunedì di Pasqua verso sera
tra i salci frescheggianti dell'Ombrone
stavan gli amanti con l'idea sincera
di render conto della loro azione.
Ettore disse:
Lidia se mi vuoi ben
so' l'ultimi momenti
e poi ci ucciderem.
 
Rispose Lidia: baciami nel viso
e poi contenti insieme moriremo
quando saremo giunti in paradiso
se Dio permetterà ci sposeremo.
Se in questo mondo
non ci si puole amar
ci goderemo in cielo
tutta l'eternità.
 
Ettore in man la rivoltella serra
due colpi le sparò nel mezzo al cuore
caddero ambedue lì sulla terra
con il pensiero rivolto all'amore.
E anche morendo
dicevano fra sé:
come gli è dolce e caro
morire in braccio a te.
 
Ettore e Lidia
La versione di questa storia conosciuta anche con il titolo "Gli amanti di fiume morto" è stata raccolta da Pier Giorgio Zotti nella zona di Buriano, ma diverse stanzette erano già note ai fratelli Vergari che la cantavano. Il canto riferisce del suicidio di due giovani amanti che, avversati nel loro amore, decisero di togliersi la vita con una rivoltella compiendo l'insano gesto nella notte di Pasqua del 1904. Ettore Tosini è sepolto nel cimitero della Misericordia di Grosseto e sulla lapide i genitori e i fratelli incisero queste parole: "Ettore Tosini/ sedicenne/ bello, forte, intelligente/ dei congiunti/ orgoglio, speranza, adorazione/ per amore purissimo/ nella notte di Pasqua del 1904/ toglievasi la vita/ insieme alla Vergine idolatrata/ desioso che i frali/ sulla terra rimanessero insieme/ persuaso che nell'eternità si congiungessero/ gli spiriti immortali./ Ettore diletto nostro/ ti s'apriva radioso l'avvenire/ il dolore non t'aveva toccato/ tutto dispregiasti/ lasciandoci/ con l'anima straziata/ per sempre". A riprova del fatto di cronaca il periodico "L'Ombrone" del 10/4/1904 riporta: "Circa le ore 9 di lunedì [i due amanti si erano uccisi nella notte dal 3 al 4 Aprile] furono rinvenuti in aperta campagna in località detta Fiume Morto i cadaveri dello studente liceale Ettore Tosini grossetano di anni 17 figlio del Cav. Lorenzo, e quello della signorina Lilian Bonn inglese sedicenne, nipote del maggiore Angelini Direttore del R. Deposito Allevamenti Cavalli….".
Aristeo Banchi (Ganna) noto antifascista e comandante partigiano (1907 - 1995) mi riferì di aver saputo che i corpi dei due ragazzi furono trovati da una certa Candida di Grosseto (detta Candidaccia) che andava a fare il radicchio in quella zona.
Sullo stesso episodio esiste anche una versione in ottava rima di XV stanzette che ci venne consegnata dattiloscritta da Artino Meconcelli di Grosseto (1910 -1994) gestore di uno dei più noti Bar del quartiere di Portavecchia.