La Monacella

imgEra figlia d'un gran signore, la monacella
Rip. s'è fatta monaca pel gran dolor
che l'ha lasciata 'l suo primo amor.
 
Da quel dì che s'è fatta monaca, la monacella
Rip. scrisse 'na lettera al suo papà
ch'era malata e l'andasse a piglia'.
 
Il papà gliene scrisse un'altra, assai più bella
Rip. se sei malata devi sta' lì
e in quel convento tu dovrai mori'.
 
Maledico la prima pietra di 'sto convento
Rip. e l'ingegnere che la disegnò
e il muratore che la fabbricò.
 
Maledico la madre, il padre, amici e parenti
Rip. li maledico i preti e i fra'
anche l'amore e chi me l'ha insegna'.
 
La storia della "monaca per forza", costretta a vivere in convento dopo aver provato una delusione d'amore. È un canto diffuso in gran parte dell'Italia centrale e settentrionale ed è noto in molte zone della Maremma. Confrontata con altre versioni, in particolare questa lezione si conclude con una filza di maledizioni rivolte anche ai preti e ai fra' ed il ritmo melodico risulta rallentato. Ricca di vocalizzi è l'interpretazione canora dei fratelli Vergari che sottolineano in questo modo la drammaticità della storia. Una versione assai simile a quella che segue (soprattutto nelle prime strofe) è pubblicata nel libro di Marcello Conati: "Canti popolari della Val d'Enza e della Val Cedra" edito a Parma nel 1976, pag.193.
Fra le annotazioni di Conati si legge che "il nucleo tematico ha origini sette e anche seicentesche risalendo ai tempi in cui, in aree di piccoli proprietari terrieri e fittavoli, la necessità di mantenere integra la scarsa proprietà onde trasmetterla i primogeniti e la contemporanea difficoltà di formare la dote per le ragazze nubili, costringeva queste alla monacazione forzata…" Roberto Leydi nel fascicolo allegato al disco Albatros VPA 8088 - Cetra Lpp 285 scrive su questo canto: "Sia il testo che la musica[…] sono di tipo ottocentesco e non è improbabile che la matrice diretta sia da cercarsi nel repertorio dei cantastorie, ma il componimento affonda le sue radici in un terreno anteriore."