Quattro piemontesi

imgNoi siam quattro piemontesi
tutt'e quattro disperati
Rip. quando la luna li cavalca i monti
noi siam pronti noi siam pronti assassina'.
 
'l primo assalto che abbiam dato
abbiam assaltato una signora
Rip. gli abbiamo messo due coltelli 'n gola
e 'l denaro e 'l denaro gli abbiam leva'
 
Gli abbiam levato mille lire
mille lire e cinquecento
Rip. la metà d'oro e la metà d'argento
all'osteria, all'osteria siamo anda'.
 
Appena giunti all'osteria
viene 'l vice brigagliere
Rip. e ci han legato tutt'e quattro assieme
e a Cremona, a Cremona ci han porta'.
 
Appena giunti là a Cremona
là nel mezzo ai cremonesi
Rip. e noi siam quattro giovani piemontesi
e a vent'anni a vent'anni condanna'.
 
A vent'anni condannati
altri trenta di galera
Rip. poveri noi e le nostre famiglie
forse in cielo, forse in cielo le rivedrem.
 
 
Canto a storia registrato nel 1976 a Pitigliano, informatore Rodi Rossi di Petricci (Semproniano) classe 1913. La zona di diffusione di questo canto è ancora quella della valle dell'Albegna dalla quale l'informatore proviene. Alcuni anni fa ascoltai una versione di questa storia drammatica interpretata dal gruppo "La piva del Carnet". Incuriosito seppi da loro che il testo faceva parte del libro "Canti popolari della Val d'Enza e della Val di Cedra" di Marcello Conati, edito a Parma nel 1976.
Ma solo recentemente, su interessamento di Ferruccio Ventura di Bologna, sono venuto in possesso della raccolta suddetta. Il testo in questione pubblicato con il titolo "Quattro ladri piemontesi" è una lezione molto simile alla nostra anche nella sua parte melodica. Scrive in nota M. Conati: " Questo canto di malavita è particolarmente diffuso nelle regioni dell'Italia settentrionale… Che il canto abbia origini quanto meno ottocentesche lo attestano due versioni, una monferrina e una bolognese pubblicate nel 1870 e nel 1888 rispettivamente da G. Ferraro "Canti popolari monferrini, 1870" e da S. Ferrari "Canti popolari in S. Pietro Capofiume, 1888" . Mi piace pensare che le note di questa melodia abbiano viaggiato con i pastori transumanti dal Piemonte all'Appennino Tosco Emiliano sino in Maremma, per rimanere in questa terra come testimonianza dei molti luoghi di provenienza delle sue genti.