O mite terra

O mite terraO mite terra che di fieno odori
di grano ancor 
baciata dal maestral vento di mare
questo lo so 
o terra che sei il regno dei colori 
una canzone a te voglio cantar. 
E canto sol per te Maremma mia
a mia canzon or che la primavera è rifiorita 
di rose e fior
a te che ispiri al cuor la poesia
queste parole voglio dedicar.
 
Ritornello: 
Sol per te Maremma questa canzone va
solo per te Maremma il cuore sa cantar
da Moscona al mare, per tutto il vasto pian
questo canto andrà tutto pien d'amor
e si fermerà solo giunti al mar.
 
L'argento degli ulivi che dai colli
risplende ancor
riverbera l'opaco suo splendore
di rami d'or 
insieme al mare ed alle messi molli
ti fa sentire il cuor pien di passion.
Guardando la campagna tu vedrai
cosa vedrò? 
l'ampie distese di velluto e lungi
o che splendor 
o forestiero una canzone udrai 
cantata dalla voce di un pastor.
 
Ritornello: 
Sol per te Maremma questa canzone va
Solo per te Maremma il cuore sa cantar 
da Moscona al mare per tutto il vasto pian
questo canto andrà tutto pien d'amor
e si fermerà solo giunto al sol.
 
Quella sopra è la versione orale. La terza strofa aggiunta nella versione originale è la seguente:
Non copre più il tuo cielo la zanzara 
da che l'Uomo ha sconfitto l'acquitrinio
ed ora dolce terra ch'eri "amara"
risplendi al sole come un bel giardin.
Pineta e boschi fannoti cornice 
e un mar di spighe t'imbelletta d'oro
o terra figlia, o terra genitrice
lieto connubio di lavoro e amor.
 
Ritornello: 
Sol per te Maremma questa canzone va
solo a te Maremma il cuore sa cantar
da Moscona al mare per tutto il vasto pian
questo canto andrà lieto e pien d'amor
e vezzeggerà i tuoi prati in fior.
 
finalino: 
… e si fermerà solo giunto al sol.
 
 
Assai indicativa - siamo nei primi anni '50 - è la "Canzone alla Maremma" scritta dai grossetani Elio Menconi, classe 1929 (parole) e Spartaco Trapassi, classe 1922 (musica) che ebbe diffusione radiofonica attraverso una trasmissione RAI "il microfono è vostro" (1951) condotta da Nunzio Filogamo.
Ricordata nei primi anni '70 dal pittore Nilo Bacherini e pubblicata con il titolo "O mite terra" è stata stampata, nel suo testo integrale, da Trapassi (citare libro….) , che rispetto al testo orale aggiunge una terza strofa dove si parla de l'acquitrinio sconfitto cioè del padule ormai in quegli anni bonificato. Nell'interpretazione del Coro degli Etruschi vennero aggiunti da Morbello Vergari alcuni versi per la voce di contralto indicati nel testo con il corsivo.