Cultura materiale

Paolo Nardini

L'ambito di studi di Cultura materiale è assai vasto, ed interessa più discipline: l'archeologia, la storia, l'antropologia culturale. L'espressione è di uso abbastanza recente. Con essa gli studiosi intendono indicare gli aspetti visibili, materiali, di una cultura, come ad esempio i manufatti, gli utensili della vita quotidianae delle attività produttive. Tuttavia l'espressione è, in un certo senso, impropria, perché la cultura è comunque qualcosa di immateriale. Quindi secondo una più corretta interpretazione la Cultura materiale è lo studio di una cultura a partire dai suoi elementi visibili, tangibili, oggettuali, cioè materiali. L'espressione fu utilizzata per la prima volta dagli studiosi marxisti dell'Europa orientale che intendevano riferirsi all'insieme delle conoscenze e delle pratiche relative ai comportamenti e ai bisogni materiali dell'uomo. Il dibattito, che seguì la fondazione (nel 1953) dell'Istituto per lo studio della storia della cultura materiale a Varsavia, e che coinvolse anche gli studiosi dell'Europa occidentale, ruotava intorno al problema se la cultura materiale potesse intendersi come una disciplina autonoma, o se si trattasse invece di un'area di ricerca comune cui afferivano discipline e competenze diverse. In questo dibattito emerse la definizione di Storia della cultura materiale data da Witold Kula: la storia del mezzi e dei metodi impiegati nella produzione e nel consumo, che si distingue dalla storia economica (il cui oggetto è costituito dai fattori sociali che condizionano la produzione e il consumo) e dalla storia della scienza e della tecnica (che si occupa invece del livello tecnologico raggiunto da una società indipendentemente dalla produzione). Lo studio della cultura materiale prende in esame i fatti quotidiani e ripetuti, derivanti da una conoscenza condivisa e trasmessa per "tradizione", da una generazione all'altra o fra gruppi della stessa generazione, e quindi non si occupa dei fatti unici e individuali. E quindi delle infrastrutture ma non delle sovrastrutture.

Chi si appresta a considerare una cultura a partire dai suoi aspetti materiali, da un punto di vista antropologico, comunque, non può fare a meno di includere almeno alcuni elementi di discipline affini, come ad esempio la storia, l'economia e l'ecologia. Prendere in esame i manufatti di una società, significa, senza dubbio, considerare anche le ragioni che muovono la loro adozione ed il loro uso, la circolazione, gli scambi ai quali danno vita, il sistema di distribuzione, e via dicendo. C'è da considerare inoltre che lo studio della Cultura materiale non può non tenere conto del fatto che ogni azione dell'uomo avviene sulla natura. Sono gli elementi della natura che vengono trasformati per produrre cibo, utensili, abbigliamento, abitazioni...

Lo studio della cultura materiale può essere applicato a piccole comunità come ad ambienti più estesi, può prendere in esame attività specifiche (gli utensili, le tecniche utilizzate, eccetera) rilevate in aree diverse, in culture diverse, oppure passare in rassegna gli aspetti della cultura materiale di una  comunità. Uno dei primi studi di cultura materiale che si riferiscono alla Maremma, è quello di Pompeo Della Posta sulla caccia con insidie. L'autore della ricerca diretta da Roberto Ferretti, è andato a rilevare le tecniche popolari di caccia, confrontando alcune zone (Tirli, Alberese...). Di tipo analogo è la ricerca svolta da Paolo Nardini sulla tecnica tradizionale di battitura delle castagne in diverse zone dell'Amiata e nelle Colline metallifere. Un esempio del secondo tipo, invece, è la ricerca svolta sotto la direzione di Maria Luisa Meoni e finalizzata alla realizzazione (poi non avvenuta) del Museo della Maremma di Alberese, da Ennio Scopolini, Antonio Bartoli, Paolo Nardini. In questo caso, individuate alcune località rappresentative del territorio maremmano e amiatino, si è proceduto al rilevamento dei diversi aspetti della cultura materiale del luogo indagato, in relazione stretta con l'economia locale, la distribuzione della proprietà della terra, i rapporti di produzione.

Analizzare gli aspetti dell'economia e della cultura materiale della Maremma, richiede di suddividere il territorio in tre aree, ognuna delle quali presenta specifiche peculiarità ambientali, sociali, culturali, storiche, produttive: l'arco montano che circonda la Maremma da ovest verso est e che comprende le alture delle colline metallifere e il massiccio dell'Amiata, la zona collinare intermedia, la fascia pianeggiante litoranea.

L'arco temporale al quale si fa prevalentemente riferimento è quello che va dai primi anni del Novecento alle grandi trasformazioni avvenute nelle nostre città come nelle campagne dopo la seconda Guerra Mondiale, sia in ambito tecnologico (meccanizzazione dell'agricoltura e intensificazione della produzione, sviluppo delle comunicazioni, completamento delle opere di bonifica e intensificazione dell'insediamento sul territorio), sia in ambito più propriamente sociale (flussi migratori dal sud agricolo al nord in via di industrializzazione, dalle campagne e dalla montagna verso le città, scoperta di nuove forme produttive e di di occupazione, soprattutto nel campo dei servizi).

Paolo Nardini

Bibliografia
BUCAILLE R./PESEZ J.M. - Cultura materiale in Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1977-1984
Della Posta Pompeo, La caccia con insidie nel grossetano, Grosseto, Comune di Grosseto, 1985
W. KULA, J. KOCHANOWICZ, Contadini, in AA.VV., Enciclopedia, Torino, Einaudi, 1977-1984
W. KULA, Problemi e metodi di storia economica, Milano 1972
Nardini Paolo, La battitura delle castagne. Appunti per una analisi ergologica, in Amiata Storia e Territorio. Rivista quadrimestrale di studi e ricerche sul territorio amiatino, anno V, n. 14, agosto 1992, pp. 39-45