Gli aspetti istituzionali

di Paolo Nardini

Il primo Archivio

                Siamo alla fine del 1979, nel mese di novembre. Il consiglio comunale si riunisce in sessione ordinaria. Il sindaco Giovanni Finetti presiede l’assemblea; dei quaranta consiglieri sono presenti ventinove, undici gli assenti. La proposta di deliberazione viene illustrata da Alfio Gianninoni, assessore agli affari culturali, il quale
 
[…] illustra l’argomento, sottolineando che la proposta della G.M. tende a potenziare ed in qualche misura ad istituzionalizzare (di concerto con l’Amministrazione provinciale e il Consorzio del Parco della Maremma) una associazione – l’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma – già esistente da alcuni anni e distintosi per una serie di apprezzabili iniziative, proprio sotto il profilo folklorico e delle tradizioni popolari […]
 
                L’Archivio, ricorda ancora il Gianninoni, già operava in collaborazione con l’Amministrazione comunale, ad esempio in relazione alle iniziative di ricerca su Davide Lazzeretti e sul carnevale. Cito ancora dalla delibera le finalità dell’iniziativa :
 
-              riscoperta del proprio passato in un momento di carenza di identità;
-              studio sulle classi folkloriche della Maremma e sulle loro visione del mondo (sistemi di produzione, usi e costumi, rapporto con il territorio, lotta per l’emancipazione, socialità, espressività, etc.);
-              [rendere] anche ai fini economico-turistici un’immagine vera e non mistificata della Maremma, fatta sin ora di false sagre e tornei di butteri, idealizzata e oggetto di un estetismo interessato;
-              approccio scientifico con un campo di studi fin ora trascurato con una microstoria che è tuttavia fondamentale;
-              salvare dalla dispersione materiale preziosissimo, in via di rapida disgregazione (es. materiale orale, favolistica, ricordi etc.);
-              rivalutazione della Maremma, una terra tradizionalmente decentrata, lontana dai centri della cultura accademica e tutta costruita sulla storia delle sue classi più povere.
 
                L’assessore dà a intendere che ci siano già accordi, benché non ancora formalizzati, con l’Amministrazione provinciale e con il Consorzio del Parco della Maremma, accordi che dovrebbero favorire la trasformazione dell’Archivio “in un servizio a favore della comunità, con un ruolo di coordinamento di tutte quelle iniziative che riguardano la Maremma”. Per il finanziamento fa riferimento ad uno stanziamento annuo degli enti promotori, intendendo Provincia e Parco, con contributi della Regione Toscana.
                Non mancò, in sede di approvazione della delibera un momento di discussione. Luigi Pulci, consigliere eletto fra le fila dei socialdemocratici, si dichiarava favorevole all’istituzione dell’Archivio, ma avanza delle riserve sulla gestione dei fondi. Lo schema di statuto presentato, infatti, non prevedeva alcuna rendicontazione, benché si trattasse di denaro pubblico. Un altro consigliere, Roberto Fontana Antonelli, eletto fra gli indipendenti, propone una formulazione generica di istituzione e di assumere impegni finanziari solo in maniera concertata con gli altri enti.
                Lo statuto fu integrato con le due istanze e il Consiglio approvò la delibera, per alzata di mano, all’unanimità.
                Gli altri enti non hanno mai aderito all’Archivio, ed esso è rimasto una istituzione del Comune di Grosseto. Ma già fin dalla sua prima formulazione il suo riferimento territoriale è stato “la Maremma”.
 
Il secondo Archivio
                Nel 1986, a poco più di un anno dalla morte di Ferretti, ed avviati i lavori per la realizzazione del Museo della Maremma, la cui sede era stata individuata nello stabile del vecchio oleificio di Alberese, cuore del Parco della Maremma, lo statuto dell’Archivio fu modificato . Nel nuovo, salvo i primi due articoli che restano invariati, si fa minore riferimento alla partecipazione di altri enti. Sparisce il Comitato tecnico organizzativo ed anche la figura del presidente, inoltre il Comitato scientifico viene trasformato in un Comitato consultivo. Viene però individuata per la prima volta una nuova figura istituzionale, che assumerà sempre più importanza, da questo momento in avanti, nella vita dell’Archivio, con il compito di coordinare il Comitato consultivo stesso, ma soprattutto di assumere la direzione scientifica e di garantire il collegamento con l’università.
                Un Archivio così delineato risultò tuttavia poco funzionale, ingessato dalla burocrazia comunale, limitato in qualsiasi movimento dalla necessità di prevedere in anticipo ogni singola mossa. Tutto questo era difficilmente conciliabile con quanto i collaboratori e gli incaricati di svolgere le attività si trovavano a fare. Inoltre lo stesso fatto di affidare formalmente l’intera burocrazia nelle mani dei dipendenti dell’Assessorato alla Cultura, andava bene quando il dipendente era Roberto Ferretti, ma non poteva funzionare allo stesso modo con nessun’altra persona. La particolare condizione in cui si era venuto a trovare l’Archivio dei primi anni ottanta era particolarmente favorevole, per il fatto che Ferretti era anche dipendente comunale, quindi allo stesso tempo incarnava l’apparato burocratico e il coordinatore scientifico delle attività.
 
Il terzo Archivio
                Il fallimento dell’iniziativa museale determinerà un nuovo passaggio, con la definizione di un nuovo statuto e con l’inserimento dell’Archivio all’interno della Biblioteca Chelliana, diretta da Valerio Fusi, che si rende disponibile ad una collaborazione che si rivelerà fruttuosa negli anni a venire. Il nuovo statuto del 1993 definisce meglio le figure istituzionali attraverso le quali l’Archivio esplica la propria attività, distinguendo tre livelli: viene delineata con maggiore precisione la figura del garante scientifico, che ha il compito di valutare i programmi di lavoro, fornire indirizzi ed indicazioni di massima. Il Comitato Consultivo, che continua a mantenere la funzione volitiva ed esecutiva dell’Archivio, all’interno del quale viene nominato un coordinatore, diviene un organo più snello, limitato al numero di dieci persone, che devono godere della fiducia del garante scientifico. Sia il garante che i componenti del Comitato consultivo, questi ultimi su proposta del garante stesso, sono nominati dal Sindaco. Infine è previsto un gruppo dei collaboratori, chiamati a svolgere materialmente le attività, organizzare le iniziative, tenere i contatti con gli studiosi, con le associazioni e gli altri organismi di ricerca del territorio, con le istituzioni.
 
                Possiamo sintetizzare l’attività in tre direzioni, strettamente legate l’una all’altra: la ricerca, l’editoria, il confronto fra studiosi. In questo senso l’Archivio sta continuando a rispondere alle domande formulate con il primo statuto, all’articolo 2, anche se alcuni aspetti sembrano necessitare di una riflessione. Ad esempio, la raccolta e lo studio delle tradizioni, devono essere eseguiti alla luce della consapevolezza di oggi, con la consapevolezza delle acquisizioni delle scienze demo-etno-antropologiche degli ultimi venti anni. A un certo punto si è reso necessario superare la fase della raccolta di documentazione su determinate scadenze del ciclo dell’anno agrario (come il Maggio o la befanata), per intraprendere nuove strade ed esplorare nuovi territori, come è successo nel caso della ricerca sui saperi intorno al padule. Ciò che si può rimproverare all’Archivio, in questo senso, è l’incostanza, la scarsa continuità: la ricerca sul padule fu conclusa e la direzione divenne un’altra. Invece sarebbe stato necessario continuare ad osservarlo, il padule, approfondire altri aspetti, proseguire il dialogo non solo con gli informatori, ma anche con le istituzioni.
                L’Archivio sembra anche non saper dialogare con la politica: è sempre a rischio di restare schiacciato dalla politica, ma allo stesso tempo si è dimostrato capace di passare indenne attraverso amministrazioni di segno completamente opposto, senza un graffio, un tentennamento, senza rallentare o ridurre l’attività. Come se la politica gli fosse estranea, ma sappiamo che non è così. Da una parte questo può essere considerato un pregio, un punto di forza, ma il dialogo è necessario, indispensabile, se si vuol dare seguito anche a programmi di più ampio respiro, soprattutto se si vuol riprendere il discorso sul Museo della Maremma. È necessario affrontare il rischio di interloquire con la politica, ora che la congiuntura (almeno quella politico-amministrativa) sembra favorevole, per affrontare di nuovo un discorso sul Museo della Maremma, e per formulare programmi di più ampio respiro che vadano oltre la programmazione anno per anno basata sulle sempre più scarse risorse a disposizione. Il fatto è che anno per anno l’Archivio programma la propria attività tenendo conto prima di tutto l’aspetto “risorse”, mentre invece, secondo me, dovrebbe recuperare quella eredità ferrettiana da “visionario”. Pensare ed agire “come se” le risorse non fossero un problema. Lo so che lo sono, ma non dobbiamo guardarle prima di tutto. I bravi ragionieri non formulano buoni programmi culturali per il territorio. Almeno, non qui da noi.

L'Associazione culturale Archivio delle tradizioni popolari della Maremma
Il 30 marzo 2016 si è costituita l'Associazione culturale Archivio delle tradizioni popolari della Maremma.
L'Associazione, composta da alcuni dei componenti del precedente Archivio nella sua forma di istituzione del Comune di Grosseto, ne raccoglie l'eredità di lavoro, di esperienza e di documentazione.


Appendici
Lo statuto del 1979
Art. 1 – L’Amministrazione Comunale di Grosseto istituisce l’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana che ha per scopo lo studio e la riproposizione delle Tradizioni Popolari, con particolare riguardo a quelle del territorio comprese nella Provincia di Grosseto.
Art. 2 – L’attività dell’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana curerà:
a) la raccolta, lo studio, la riproposizione critica delle Tradizioni Popolari, attuali e passate e con particolare riguardo a quelle del territorio della provincia di Grosseto;
b) la salvaguardia dei residui beni demologici ed etno-antropologici del territorio della Provincia di Grosseto;
c) la catalogazione dei materiali raccolti e individuati;
d) la creazione di strutture museografiche o centri di interesse sulla cultura popolare, nella provincia di Grosseto, aperti a varie iniziative e contributi e dotati di tutti gli strumenti di lavoro necessari;
e) l’allestimento di eventuali mostre aventi per oggetto i suddetti materiali e tematiche;
f) la pubblicazione di un periodico di informazione, ricerca, verifica delle varie esperienze.
Art. 3 – Aderiscono all’Archivio, istituito nell’ambito dell’Amministrazione Comunale di Grosseto, con il patrocinio della Regione Toscana:
- l’Amministrazione Provinciale di Grosseto;
- il Consorzio del Parco della Maremma.
L’Archivio promuove comunque la partecipazione degli altri enti ed associazioni che siano interessati, previa delibera degli organi deliberanti competenti.
Art. 4 – L’attività dell’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana si svolgerà nelle seguenti direzioni:
a - reperire i fondi necessari all’attività dell’Archivio stesso;
b - realizzare convegni, conferenze, incontri di studio e tutte le iniziative ritenute più valide;
c - mantenere un collegamento con gli altri Enti locali, Istituti universitari, Circoli culturali, tutti gli organismi interessati;
d - il coordinamento di ogni iniziativa;
e - l’effettuazione di tutte le opportune iniziative collaterali, curare i circuiti e la diffusione sia nazionale che internazionale delle mostre ed iniziative predette e incluse nei programmi dell’Archivio.
Art. 5 – L’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana esplica la propria attività attraverso i seguenti organi:
1)            il Comitato tecnico organizzativo composto dai rappresentanti degli Enti aderenti, fra i quali verrà designato il presidente dell’Archivio. Il Comune, la Provincia, il Consorzio del Parco designeranno n. 3 rappresentanti ciascuno, di cui uno riservato alla minoranza;
2)            il Comitato scientifico, composto dai ricercatori operanti nel settore di attività dell’Archivio, con particolare riguardo a quelli che sin ora hanno condotto un lavoro di studio ed intervento continuativo e scientifico sulle tradizioni popolari del territorio della provincia di Grosseto. I ricercatori verranno designati dagli organi deliberanti competenti su proposta del Comitato Tecnico Organizzativo. La responsabilità amministrativa dell’Archivio è inoltre affidata dal Comitato tecnico organizzativo ad un dipendente del Comune di Grosseto con compiti di coordinamento e segreteria.
Art. 6 – Il Comitato tecnico organizzativo curerà, d’intesa con il Comitato scientifico, la realizzazione delle iniziative.
Art. 7 – L’Archivio è dotato del fondo conferito dall’Amministrazione Comunale di Grosseto e dei contributi annualmente assegnati dalla Regione e nei rispettivi bilanci dagli altri Enti aderenti e di altre eventuali erogazioni di Enti pubblici e privati.
 
Art. 8 – Il Comitato tecnico organizzativo proporrà l’impiego dei fondi mediante un programma di massima della attività dell’Archivio, che verrà sottoposto per l’approvazione agli organi deliberanti competenti. L’impegno e l’utilizzazione delle singole spese, nell’ambito del programma di massima, qualunque sia il loro ammontare, è demandato al Comitato tecnico organizzativo, che è tenuto a fornire agli enti aderenti rendiconto dell’attività finanziaria svolta, a fine di ogni esercizio.
Art. 9 – Le cariche di presidente e di membro del Comitato tecnico organizzativo e scientifico, sono gratuite: possono però essere previsti rimorsi spese, nella misura e con le modalità previste dalle disposizioni di legge in materia, in caso di eventuali incarichi che di volta in volta verranno loro affidati.
 
 
Lo statuto del 1986
Art. 1 – L’Amministrazione Comunale di Grosseto istituisce l’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana che ha per scopo lo studio e la riproposizione delle Tradizioni Popolari, con particolare riguardo a quelle del territorio comprese nella Provincia di Grosseto.
Art. 2 – L’attività dell’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana curerà:
a) la raccolta, lo studio, la riproposizione critica delle Tradizioni Popolari, attuali e passate e con particolare riguardo a quelle del territorio della provincia di Grosseto;
b) La salvaguardia dei residui beni demologici ed etno-antropologici del territorio della Provincia di Grosseto;
c) La catalogazione dei materiali raccolti e individuati;
d) La creazione di strutture museografiche o centri di interesse sulla cultura popolare, nella provincia di Grosseto, aperti a varie iniziative e contributi e dotati di tutti gli strumenti di lavoro necessari;
e) L’allestimento di eventuali mostre aventi per oggetto i suddetti materiali e tematiche;
f) La pubblicazione di un periodico di informazione, ricerca, verifica delle varie esperienze.
Art. 3 – Il Comitato consultivo si organizza in gruppi di lavoro per operare nella direzione delle attività di cui all’art. 2 e individua come attività permanente quella relativa alla istituzione e gestione scientifica di un Museo della Cultura Contadina ad Alberese a partire dal patrimonio oggettuale già raccolto.
Art. 4 – L’attività dell’Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana si svolgerà nelle seguenti direzioni:
a - reperire i fondi necessari all’attività dell’Archivio stesso;
b - realizzare convegni, conferenze, incontri di studio e tutte le iniziative ritenute più valide;
c - mantenere un collegamento con gli altri Enti locali, Istituti universitari, Circoli culturali, tutti gli organismi interessati;
d - il coordinamento di ogni iniziativa;
e - l’effettuazione di tutte le opportune iniziative collaterali, curare i circuiti e la diffusione sia nazionale che internazionale delle mostre ed iniziative predette e incluse nei programmi dell’Archivio.
Art. 5 – Per la predisposizione dei programmi di attività dell’Archivio e per l’effettuazione delle sue iniziative, l’Amministrazione Comunale si avvarrà di un “Comitato Consultivo” che sarà nominato dal Consiglio Comunale in numero massimo di 20 aperto a quanti ricercatori e studiosi di tradizioni popolari della realtà storico culturale della provincia, intendano offrire la loro opera.
Il coordinamento del Comitato Consultivo e direzione scientifica e collegamento con l’università dell’Archivio delle tradizioni popolari della Maremma grossetana sarà effettuato da un esperto che offra idonei titoli di garanzia, nominato ogni tre anni dal Consiglio Comunale. Il Comitato sarà presieduto da Sindaco o da suo delegato.
Art. 6 – Il Comitato Consultivo dovrà predisporre entro il mese di novembre di ogni anno un programma di massima da sottoporsi all’approvazione del Consiglio Comunale, per le attività da svolgersi nell’anno successivo in relazione a quanto svolto nell’anno in corso.
Art. 7 – L’Archivio delle Tradizioni Popolari si avvarrà di un idoneo stanziamento di bilancio a carico dell’Amministrazione Comunale e di eventuali contributi ordinari e straordinari provenienti da Enti, Istituti e privati. L’Assessore alla cultura, al termine di ogni anno finanziario nel presentare la relazione del Comitato Consultivo sulla attività svolta nel corso dell’anno presenterà al Consiglio Comunale il rendiconto annuale sulle spese sostenute dall’Archivio nell’anno in corso.
Art. 8 – Le funzioni burocratico-amministrative saranno effettuate dall’apparato comunale e in particolare dal personale dell’Assessorato alla Cultura.

Art. 9 – La partecipazione al Comitato Consultivo non prevede erogazione di gettone di presenza. Ai suoi membri saranno corrisposte le spese vive di missione che saranno liquidate previa idonea documentazione della burocrazia comunale; inoltre possono essere previsti rimborsi delle spese, nella misura e con le modalità previste dalle disposizioni di legge in materia, nel caso di eventuali incarichi che di volta in volta vengano loro affidati dal Comitato Consultivo. Al coordinatore verrà corrisposto inoltre, un minimo mensile di rimborso spese forfettario per telefono, spese postali, cancelleria, ecc. da fissarsi con atto del Consiglio Comunale.