Stornelli

Gli stornelli meriterebbero una pubblicazione a sé. Comunque esistono molti documenti raccolti anche nella Maremma grossetana che rendono conto della diffusione di questo tipo di canto. In tempi recenti è uscito un articolo di Luca Stornello: “Un’indagine sullo stornello e i suoi caratteri musicali” in “TOSCANA FOLK” Firenze, anno 2, maggio 1997, pagg. 8 – 12.
 
Lo stornellare nel mondo tradizionale è essenzialmente esercizio di memoria e frequentemente diveniva gara di “resistenza” a chi ne sapeva di più.  Fra gli informatori di quelli pubblicati in questa raccolta a titolo di esempio, ricordiamo: Andrei Settimo di Magliano in Toscana (1893 – 1982?); Tullio Barontini nato a Castagneto Carducci (1911 – 1991) ma vissuto sin da ragazzo nel grossetano; Andrei Franca di Magliano in Toscana (cl. 1925),  Aniceto Vergari di Roccalbegna (cl. 1925), Francesco Vicarelli di Castell’Azzara (cl. 1907), alcuni testi furono raccolti negli anni ’70 da Pier Giorgio Zotti nella zona di Tatti. Infine si sono aggiunti alcuni stornelli di Otilia Settepassi di Buriano (cl. 1926) che ci ha  ricordato un fatto successo a suo fratello il quale si prese a stornellare con una signora: “e ‘l mi fratello vinse… il mi’ fratello insomma la crettò [batté] questa signora…” Anche da questo episodio si ricava l’idea della notevole diffusione e dell’interesse che lo stornello ha riscosso  in passato.
 
Il tratto specifico della melodia, pur avendo caratteri comuni per tutti gli stornelli, dipende molto dalla voce e dalle particolari capacità dell’esecutore che personalizza con la propria interpretazione il testo rendendo più o meno fiorita la melodia. Proprio Sesto Vergari del Coro degli Etruschi che è un virtuoso dello stornellare, modula i propri stornelli con una forte estensione vocale ad imitazione della maniera fiorentina o livornese.
 
La struttura poetica dello stornello è costituita generalmente da tre versi formati da endecasillabi con la ripetizione del secondo verso. Esiste anche una diffusa forma letteraria del “fiore” con il caratteristico quinario iniziale.
 
In questa breve raccolta abbiamo inserito alcuni stornelli significativi della Maremma trascrivendo la musica di un testo a titolo di esempio.
 
Se tu vòi fa' co' me agli stornelli
lèvati la mattina avanti a' galli (rip.)
si fa a chi ne canta de' più belli.
 
Se vòi fare con me a stornellare
prendi la sedia e mettiti a sedere (rip.)
e fino a domattina 'un ti rialzare.
 
Io di stornelli ne so mille
me l'ha insegnati la mi' zia di Colle (rip.)
quella che fa le cuffie a le farfalle.
 
Io di stornelli ne so tanti e tanti
ne so per carica' tre bastimenti (rip.)
chi ne sa più di me si faccia avanti.
 
M'hai dato la malia in un confetto
guarda morina come m'hai ridotto (rip.)
m'hai confinato in un fondo di letto.
 
M'hai dato la malia e me l'hai data
ti crederesti l'avessi bevuto (rip.)
ho aperto la finestra e l'ho buttato.
 
Quando venivo a veglia a casa tua
la meglio seggiolina era la mia (rip.)
ora 'un ci vengo più l'hai data via.
 
Quando venio da te mi divertivo
le mani sotto 'l grembo ti tenevo (rip.)
davanti a babbo e a mamma ti baciavo.
 
Quando ti chiesi amore ne la stalla
per tetimogno c'era 'na vitella (rip.)
ti sposerà se la vitella parla.
 
Quanto so' buffe le donne piccine
che vanno a prende' l'acqua e non so' bone (rip.)
rompeno 'l culo a tutte le mezzine .
 
Giovanottino dalle tre camice
mi vieni dietro pe' rifa' la pace (rip.)
il mio cuore col tuo non se la dice.
 
Te lo sei fatto 'l vestitino a quadri
dimmi bellona quando lo rinnovi (rip.)
e al bottegaio quando glielo paghi.
 
Bellina a la finestra manca un vetro
quelli so' tutti baci che ti ho dato (rip.)
e più te li darò quando ti ho preso.
 
E la foglia d'olivo e lunga e amara
non date retta ai giovanotti d'ora (rip.)
che a canzonar le bimbe fanno a gara.
 
Quando Macchia Scandona avrai passato
ricordati di me, voltati indietro (rip.)
pensa che a Burianino mi hai lasciato.
 
La strada di Prata è lunga e piana
c'è più civette che chicchi di rena (rip.)
la più civetta è la mi' vecchia dama.
 
In cima alle Cornate c'è 'na stella
c'è 'na ragazza che si stima bella
la sera è verde e la mattina e gialla.
 
Nel poggio di Gerfalco c'è la nebbia
c'è 'na ragazza che co' me c'ha rabbia (rip.)
è piena d'ambizioni e di superbia.
 
Nella strada di Prata c'è un cancello
c'è un canarino tutto verde e giallo (rip.)
c'è 'na ragazza con poco cervello.
 
'facceti a la finestra o scornacapre
regina de le pecore grollose
perdi più bava te de le lumache.
 
Fiore di menta e fiore di lino
saccoccia vòta ma 'l bicchiere pieno
un soldo di pane e trentasei di vino.
 
Bellina a la finestra manca un vetro
quelli so' tutti baci che ti ho dato
e più te li darò quando ti ho perso.
 
Alla marina dove tira il vento
c'è un giovanotto che mi piace tanto
non lo baratterei col peso d'argento.
 
Negli esempi che seguono la rima assume una struttura del tipo A-B-A-B che assomiglia alla prima quartina dell'ottava.
 
E per veni' da te passai 'n cancello
la lotta feci con quattro leoni
in tasca lo tenevo ' n gran coltello
per ammazzare te se m'abbandoni.
 
Che me ne importa se rincara 'l grano
la dama l'ho trovata contadina
ed ogni volta che gli dono un bacio
lei me lo dona un sacco di farina.
 
Lo vedi là quel prato di verdura
dove si andava un giorno a fa' l'amore
te lo dicevo 'l nostro amor non dura
me l'hai ferita la parte del cuore.
 
Il cuore della donna è un libbro strano
che ognuno di conoscere pretende
si cerca di capillo piano piano
ma più si legge e meno si comprende.
 
La mamma del mio amore è 'na gran donna
mi par mill'anni di chiamalla mamma (rip.)
mamma la chiamerò se 'l conto torna
mamma la chiamerò se 'l conto torna
sennò la chiamo socera maligna.
 
Fior di patate
la meglio vita la fa 'l nostro prete (rip.)
che mangia e beve e fa le passeggiate.
 
Fiorin di fiori
gli uomini son finti e lusinghieri (rip.)
hanno una amore solo e cento cuori.
 
Fior di ginestra
se vòi marito fattelo di pasta (rip.)
e mettelo a seccare a la finestra.
 
Fiorin di mela
la mela è dolce e la sua buccia amara (rip.)
l'uomo è finto e la dama è sincera.
 
Fior di limone
o canti meglio o chetati tegame

mi sembri 'na ranocchia in un macchione.