Leggende intorno agli ebrei

Gli ebrei a Scarlino

La presenza di comunità ebraiche nel grossetana ha lasciato tracce nella favolistica locale. Intorno al XV secolo, le agevolazioni concesse agli immigrati da Alessandro Appiani, principe dello stato di Piombino, di cui anche Scarlino faceva parte, favorirono l’insediamento, in questa località, di un gruppo di ebrei. Ma la popolazione residente incoraggiata dal vescovo di Grosseto, intransigente nei confronti del gruppo ebraico, nutriva verso di loro una forte avversione, tanto che riuscì a cacciarli per ben due volte. Infine, riuscita ad insediarsi, la comunità ebraica dovette sottostare alle rigide regole imposte dalla curia: raccogliersi ad abitare in un luogo circoscritto e con una sola porta di accesso e di uscita, portare un segno distintivo, tanto gli uomini che le donne, non esercitare altra professione che quella del commercio degli stracci. Regole così discriminatorie, ai giorni d’oggi sembrano già leggenda, ma si tratta di storia ben documentata. Gli ultimi ebrei devono aver abbandonato Scarlino sul finire del Settecento, per trasferirsi a Livorno, perché da quel periodo di loro non si hanno più notizie.
La leggenda dell’ebreo mago

La leggenda narra invece di un ebreo che abitava a Scarlino, che la gente credeva un mago. Alla sua morte, i cristiani ed il clero di comune accordo, si opposero alla sua sepoltura in terra consacrata. L’ebreo quindi fu sotterrato nella campagna, non molto distante dall’abitato. Al mattino successivo il cadavere fu trovato allo scoperto, sul luogo di sepoltura, ben composto e adagiato sul terreno. Fu seppellito di nuovo ad una profondità maggiore, ma niente da fare: al mattino successivo fu trovato nuovamente allo scoperto. Dopo diversi tentativi gli abitanti di Scarlino decisero di seppellirlo in un luogo lontano, dal quale non si potesse udire il suono delle campane. Narra la leggenda che in questo posto, chiamato l’Infernaccio, i carbonai evitassero di piazzare le loro cataste di legna da trasformare in carbone, perché durante la notte la catasta sarebbe stata distrutta e la legna non sarebbe diventata carbone, ma cenere.
Stregonerie attribuite agli ebrei

Altre leggende si riferiscono agli ebrei. Una di esse narra di una sorgente naturale di acqua calda e solforosa nei pressi di Saturnia, che si sarebbe seccata dopo l’immersione di un ebreo. Un’altra fa riferimento alla comunità ebraica di Pitigliano, che si insediò più o meno nello stesso periodo, ma che, a differenza di quella scarlinese ha resistito fino ai nostri giorni. Narra dunque questa leggenda che gli ebrei avrebbero rapito ed ucciso un bambino cristiano allo scopo di usare il suo sangue in un rito magico-religioso. Questa narrazione, che riprende il tema delle pratiche magiche e stregonesche da parte degli ebrei, ci riporta alla leggenda dell’ebreo creduto mago di Scarlino: infatti secondo una versione più ampia della leggenda, all’Infernaccio sarebbe stata vista una donna nuda cavalcare una capra. La figura di un individuo, maschio o femmina, che cavalca un animale insolito, è assai frequente nei motivi della narrativa orale, e con queste caratteristiche si riferisce indubbiamente ad una strega. Inoltre nell’immaginario popolare, in un campo di diffusione ampio quanto tutta l’Europa occidentale, gli ebrei sono sempre stati associati a figure magiche: maghi, stregoni, streghe ed a pratiche stregonesche.
Una chiave di lettura

Questo atteggiamento tendente ad attribuire agli elementi della comunità ebraica aspetti culturali rifiutati, potrebbe avere radici storico-mitologiche molto profonde. Ma da un punto di vista sociologico il fenomeno s’inquadra fra quei casi in cui le diverse comunità sottolineano l’estraneità dell’altro. Si tratterebbe cioè di una strategia per sottolineare la distinzione sociale, che in alcuni casi prende l’aspetto di una distinzione etnica. Il confine etnico, che spesso ha a che vedere con movimenti nazionalisti, ma si può presentare anche in assenza di una aspirazione di identità nazionale, talvolta è rimarcato dalla minoranza stessa, ed in questo caso gli aspetti culturali esibiti a sottolineare la propria identità faranno riferimento a valori considerati positivamente, almeno dalla minoranza stessa. In altri casi, invece, è la maggioranza che attua un comportamento discriminatorio, spesso attribuendo al gruppo di minoranza caratteristiche riprovevoli, o comunque non accettate dalla società più ampia, e talvolta anche dal gruppo di minoranza. Nei confronti degli ebrei, si è già visto come la comunità cristiana abbia teso ad emarginarli per mezzo di imposizioni di carattere materiale, come la ghettizzazione, l’obbligo di un segnale distintivo, il divieto di esercitare determinate attività. In aggiunta si verifica anche una strategia discriminatoria di carattere spirituale: vale a dire l’attribuzione all’altro di caratteristiche culturali rifiutate dalla comunità maggioritaria. Il tutto è inserito in un contesto diacritico, cioè fa parte di un rapporto che si va a instaurare fra le due entità sociali a contatto. È all’interno di quel rapporto che le caratteristiche discriminatorie hanno significato, mentre potrebbero non averlo, o averne uno completamente diverso, in un altro contesto sociale. L’uso di pratiche magiche è rifiutato, ad esempio, nel mondo occidentale attuale, mentre non lo è per certe tribù africane o per gli indiani del nord America.