La leggenda di Gesù e del Diavolo

Gesù e il Diavolo sono i protagonisti di una leggenda assai diffusa, ma raccolta, questa volta, sulle pendici amiatine che guardano verso il Lazio e dominano la Val di Paglia. Le leggende, le brevi narrazioni, le historìole e perfino gli aneddoti e le storielle scherzose, hanno un legame con i luoghi in cui hanno origine o si adattano alle particolarità del posto in cui sono narrate. Parlano della gente, dell'economia e dei suoi prodotti, dell'ambiente naturale.

Si narra dunque che al tempo di Gesù e del Diavolo, questi due presero a coltivare a mezzo una presella(1). I rilievi vicini ai paesi, da antiche consuetudini feudali, sono adibiti ad "usi civici", regolati, con la modernità, dalle leggi e da altri atti, contratti, concessioni, statuti. In taluni villaggi, la zona adibita ad uso civico, indicata localmente come "la montagna", costituisce una proprietà indivisa della popolazione residente e tutti ne possono usufruire, secondo regole stabilite. Si pascolano liberamente pecore, buoi e cavalli, si può recintare una parte nella quale s'intendono fare delle coltivazioni.

Dunque Gesù e il Diavolo, all'epoca, devono aver recintato la parte che intendevano coltivare. «Che si semina?» chiese il Diavolo. «Mah… ciò che vuoi tu» rispose il buon Gesù. «Che viene meglio?» chiese il Diavolo che benché si atteggiasse a buon contadino, in realtà non sapeva niente. «In questa terra, meglio ci vengono le patate». Fecero le buche e misero le patate. Qualche tempo dopo cominciarono a spuntare le foglioline verdi. Alcune settimane ancora e le foglie erano grosse e belle. Quando il Diavolo le vide, disse a Gesù: «Allora, come si divide il raccolto?». «Mah, rispose il buon Gesù, facciamo a metà». «Va bene, va bene, rispose l'altro, facciamo a metà. Ma si divide come dico io: te prendi il sotto e io prendo il sopra». «Ma sei sicuro che…» disse Gesù, ma il Diavolo non gli dette il tempo di controbattere: «Ora non cominciare a far il prepotente, eh?!». Contento, il Diavolo prese la falce e falciò tutte quelle belle foglie verdi e lucenti. Gesù invece prese la zappa e dissotterrò i tuberi, mettendoli in una balla.

Alla semina successiva il Diavolo si fece di nuovo avanti per primo: «Quest'anno che si mette?». «Mah, disse Gesù, dopo le patate, è bene mettere il grano». «Ah, ma questa volta non mi freghi, sai? Questa volta il sopra lo pigli te, ed io prendo il sotto». «Ma non vorrei che poi…» cominciò a dire Gesù, quando il Diavolo lo interruppe bruscamente: «Che c'è non ti va bene?». «Non vorrei che avessi a lamentarti…». «Mi vorresti fregare un'altra volta? Te sei troppo prepotente! L'anno scorso mi hai buggerato con quelle foglie verdi e lucenti. Questa volta si stabilisce prima e si fa come dico io e basta», ribatté l'altro, e con questo chiuse il discorso.

Ararono il campo, passarono l'erpice, sparsero il seme e a primavera andarono a scerbare il grano: a levare la gramigna e le altre erbe infestanti che avrebbero tolto sostanze alle piantine del buon frumento. «Questo grano qui non fa nemmeno le foglie grosse, pensava fra sé e sé il Diavolo, che sono ’sti fili d'erba? Ah, ma quest'anno non mi faccio mica fregare, eh? quest'anno le foglie toccano a lui!».

Giunto a maturazione il grano era divenuto una distesa dorata. Mentre Gesù mieteva, il Diavolo da lontano lo guardava con disapprovazione, e pensava: «Guarda lì, l'ha anche lasciato seccare…». Finita la mietitura Gesù cominciò a trebbiare, e poi portò le balle colme dei chicchi preziosi al mulino. Intanto il Diavolo era andato a prendersi la sua parte di raccolto. Ma non trovava altro che quella poca stoppia rimasta, e più scavava, più trovava sassi e terra, terra e sassi. Nient'altro, né una radice, un tubero, niente. Solo pietre e polvere.

Era livido di rabbia ma non voleva che si vedesse. Si consigliò con gli altri contadini sulla scelta della semina successiva. «Metti il granturco quest'anno, gli risposero gli altri, dopo le patate e il grano, è di sicuro la cosa migliore». Corse da Gesù e gli disse: «Quest'anno non mi freghi, te lo dico io che cosa si mette». «Va bene, che cosa vogliamo seminare?». E l'altro: «Quest'anno si fa il granturco. E per le divisioni… non fare il prepotente, te lo dico io come si fanno: io voglio il sopra e il sotto, e a te lascio quello che sta in mezzo».

Così, giunti a maturazione il Diavolo si prese tutte le infiorescenze del mais, che non valgono niente, nemmeno come foraggio, e le radici, che valgono ancora meno, mentre Gesù fece il suo raccolto di pannocchie.



(1) Una presella è un appezzamento di terreno, di dimensioni limitate, messo a coltura. L'espressione è più diffusa nelle zone collinari e montuose, dove, appunto, le caratteristiche del terreno non consentono grandi estensioni.


Raccontata a Montevitozzo di Sorano nell'autunno del 1990 da Leopoldo (n. 1919), contadino.