Leggende di acqua e di terra

Strano rapporto quello fra i maremmani e l'acqua. La Maremma sembra avere il destino segnato dal suo stesso nome. Terra strappata all'acquitrino, sollevata a braccia, pesante e intrisa d'acqua, con carette e barelle da instancabili badilanti. I maremmani hanno paura dell'acqua: del mare, che solo negli ultimi decenni è diventato una notevole fonte di reddito con lo sviluppo del turismo balneare, verso il quale, nelle epoche passate, sembravano nutrire una naturale avversione, come delle torbide acque interne, sempre pronte a gonfiarsi, a rompere gli argini, ad inondare i campi coltivati ed annullare mesi di duro lavoro. Eppure con l'acqua, fonte primaria di vita, hanno dovuto convivere, costruendo i villaggi in prossimità delle sorgenti. Hanno modellato culturalmente ogni fonte, ogni rigagnolo ogni torrente, mettendo a guardia delle prime un santo o un drago, popolando i secondi di esseri mitologici o reali.

Scrive Giorgio Batini che a monte di Paganico c'era un allevamento di castorini americani. L'alluvione del sessantasei distrusse l'allevamento stesso (e non solo quello, purtroppo), ma molti degli animaletti acquatici si salvarono, diffondendosi nell'intera pianura grossetana, in tutti i canali fra l'Ombrone e la Bruna. Oggi non è raro, dopo un breve appostamento, notare una piccola nutria nuotare nel Bilogio, nel Navigabile o nel Canale Reale, che regolano il flusso delle acque verso il residuo di padule della Diaccia Botrona. La fonte nei pressi di Buriano era minacciata da un terribile drago che solo il tocco della spada del santo Guglielmo ha potuto sconfiggere, restituendo santità alla fonte e sicurezza al congresso degli uomini. Come a Montorgiali, dove l'altro grande santo della Maremma, Giorgio, riesce a trafiggere il drago con la sua lancia, liberando la popolazione dalla terribile minaccia. L'antico nome di Marina di Grosseto ci riconduce a san Rocco, il santo che proteggeva dalla peste, un flagello che veniva dal mare.

Mettere un santo, dopo avergli fatto sconfiggere un drago, accanto ad una fonte o a un ruscello, significa recuperare culturalmente un rapporto possibile con la natura, rappresentata, in questo caso, dall'elemento che per i maremmani pare il più temibile. Ma non tutte le volte l'eroe cristiano è presente ad addomesticare l'impeto della natura. L'Ombrone nei pressi di Paganico ha assunto egli stesso sembianze di drago, di mostro crudele che pretende periodicamente un sacrificio umano. E così si diceva che ogni anno l'Ombrone, cui veniva attribuita personalità e volontà, si prendeva un giovinetto, stringendolo fra i vortici delle proprie correnti profonde. Sarà per questo, per contrastare la malvagità del mostro che in prossimità del torrente Lanzo si trovava una chiesetta dedicata alla Madonna delle Febbri, dove si fermavano in raccoglimento i migratori stagionali che dalla montagna si recavano in Maremma per una stagione di lavoro. Alla Signora chiedevano di essere preservati dalla malaria, le febbri che nella concezione comune scaturivano dalle acque stagnanti del padule.

Molte sono le antiche credenze legate all'acqua, ma non mancano nuove leggende. Una ventina di anni fa si narrava che il lago dell'Accesa fosse abitato da un grosso coccodrillo. La ragione non disconosceva la possibilità logica che un simile “mostro” potesse realmente abitare realmente il lago che altre leggende dicono nasconda un villaggio sprofondato, e di campane di cui periodicamente si sentirebbero i rintocchi. Qualche amante di anomali esotici avrebbe importato un piccolo rettile dai paesi caldi, e una volta cresciuto oltre le aspettative, nell'impossibilità di mantenerlo in ambiente domestico, lo avrebbe abbandonato sulle rive del lago dalle carsiche caratteristiche. C'era chi affermava di averlo intravisto, chi avrebbe giurato di averlo riconosciuto e infine chi narrava di essere stato rincorso dalla bestia e di essersi salvato per miracolo. Il tempo e l'assenza di ulteriori segni hanno fatto calare l'attenzione. Come il magico puma dall'aspetto terrificante che, nello stesso periodo infestava le campagne di Sorano, e che improvvisamente ha smesso di lasciare tracce, di aggredire greggi, di spaventare passanti. Ma il coccodrillo dell'Accesa, novello mostro di Lockness maremmano, che si aggirava fra il cannucciato che circonda il lago, era ben presente nelle narrazioni a veglia, e più ancora negli articoli dei giornali locali, nuovo e moderno veicolo di trasmissione delle informazioni, ma dal funzionamento non troppo dissimile dagli antichi. E il coccodrillo della Maremma è tornato, poco più di un anno fa, presentandosi, questa volta alla foce del Fiora. Anche in quell'occasione sono stati dichiarati molti avvistamenti, dopo i quali sarebbe comparsa perfino una fotografia dell'animale esotico.

La presenza di draghi e altri esseri posti a guardia di fiumi e sorgenti, attesta l'antico rapporto di dipendenza, ma anche la volontà di un riscatto, dei maremmani con la propria acqua. Acqua che per un verso è indispensabile alla vita, ma che per l'altro ne costituisce una minaccia, che si carica di valori per attenuarne la dipendenza o per regolarne la forza distruttrice.