Peciocco

La leggenda dell’eroe culturale che al seguito di un gruppo di streghe introdusse l’albero del cappero a Orbetello

La Maremma, soprattutto la fascia pianeggiante costiera, fino alla metà del secolo scorso, a causa della malaria e delle difficili condizioni ambientali, era una zona semideserta. Fra i maremmani, quei pochi di lunga discendenza, pochissimi vantano antiche tradizioni di pesca. I pescatori che fin dal diciottesimo secolo battevano le coste toscane del sud provenivano dalla Campania. Costruivano capanne di scarza dove restare per brevi stagioni, per poi riprendere il largo e scomparire. Il tratto di mare fra il Giglio e la Sardegna era battuto da paranze tunisine che inseguivano banchi di tonni o di pesce azzurro. Ma i maremmani sono sempre stati, soprattutto, legati alla terra; semmai erano pescatori d’acqua dolce, o la massimo di laguna.

Narra la leggenda che ad Orbetello abitava un vecchio pescatore, anch’egli d’acqua non troppo salata, che aveva il vizio di bere. Succedeva spesso che dopo aver bevuto qualche bicchiere di più si addormentasse, a sera, dentro al proprio barchino, fra gli stracci, le reti e le arelle con cui pescava, di giorno, le anguille. Una di queste notti fu svegliato dalle voci di alcune donne che si avvicinavano. Peciocco, questo il nome del personaggio, si nascose fra le reti e gli stracci, per non essere visto e per scoprire che cosa facessero lì. Le donne salirono sulla barca, ed una di loro pronunciò la formula magica che l’avrebbe fatta partire. Si trattava infatti di sette streghe, delle quali quella che parlava era la conduttrice.

‑ Vara per uno, vara per due, vara per tre… ‑ recitava la formula, fino al numero sette. Ma la barca non partiva. Allora questa ripeté la formula. Ma niente da fare. Le venne un sospetto: e se non fossero state in sette? Se una di loro cioè avesse contato per due, nonostante il divieto, per le streghe, di avere bambini? Recitò di nuovo la formula, questa volta fino al numero otto, e la barca partì.

Non si trattò di un viaggio per mare, ma di una navigazione aerea. La barca oltrepassò l’Argentario e raggiunse un porto dell’oriente, in Egitto. Qui le streghe scesero dalla barca e scomparvero. Peciocco fece capolino per sapere dove si trovasse, scese di barca e s’incamminò per le strade di questa città esotica. Trovò una piantina che non conosceva, perché non cresceva ad Orbetello, l’unico posto dove egli era stato, fino ad allora. Ne colse un rametto e se lo mise nel cappello, poi tornò alla barca e si nascose di nuovo.

Tornarono le otto donne e la loro capo recitò di nuovo la formula che faceva sfrecciare nel cielo la piccola barca dal fondo piatto. In men che non si dica erano già ad Orbetello, esattamente nel luogo dal quale erano partite. La strega più anziana, quella che “comandava”, redarguì le altre:

‑ Svergognate!, disse loro, lo sapete che ci è vietato avere gravidanze!.... Ma loro risposero che nessuna di loro era incinta, che non si sapevano spiegare il fenomeno.

Al mattino Peciocco si trovava a camminare per le strade di Orbetello, quando voltò lo sguardo e vide, riconoscendola, una delle donne della notte precedente. Allora le mostrò la piantina di cappero, quella che aveva raccolto durante il viaggio, e lei capì la ragione per cui la formula funzionava solo se raggiungeva il numero otto: perché nascosto nella barca c’era Peciocco! Lo pregò comunque di non tradirla, e di non rivelare a nessuno il loro segreto, e lei l’avrebbe protetto dai sortilegi.

Difficilmente catalogabile, la leggenda di Peciocco è assai complessa e contiene al suo interno una molteplicità di elementi. Può far parte dei racconti di streghe, in questo caso si tratta di streghe che compiono un viaggio non sulla schiena di un animale, come di solito, spesso un gatto, talvolta una capra, ma per mezzo di un oggetto. L’immagine più comune è quella della strega a cavallo alla scopa, ma in questo caso, invece, il volo avviene a bordo di una barca. La narrazione può essere inserita anche fra i racconti di viaggi. Inoltre la presenza dell’elemento pianta, rivela un altro aspetto, quello del mito di fondazione: attraverso la narrazione la comunità riconosce un eroe culturale, quello che ha introdotto un elemento fondante, in questo caso la piantina del cappero. L’aspetto della spezia riconduce però anche ai fatti storici, ed alla relazione fra dell’Argentario ed il medio oriente, dovuta alle incursioni piratesche, come anche all’architettura di alcuni edifici di Orbetello e dell’Argentario, che presenta, mediata dalla cultura spagnola dello Stato dei Presidi, aspetti arabeggianti.