Ricorditi di me che son la Pia…

La fama di Pia, della famiglia dei Tolomei di Siena, è dovuta essenzialmente alla citazione di Dante nel quinto canto del Purgatorio (130-136). Non è la prima volta che il sommo poeta ci informa di persone, fatti e luoghi della Toscana del Duecento.

L’interesse destato dalla vicenda di Pia nell'opinione pubblica del tempo deve essere stato notevole se, come negli episodi di Jacopo del Cassero e di Buonconte da Montefeltro, sulla sua notorietà Dante basa il tema dell'inutilità dell'odio umano, tanto nelle vicende politiche quanto in quelle familiari. Secondo le ricostruzioni storiche più accreditate Pia sarebbe stata uccisa, o fatta uccidere, dal marito, anche se non si è sicuri del movente. Coloro che attribuiscono la sua morte a un delitto di gelosia, si dividono fra chi la ritiene infondata e quelli che asseriscono fosse basata su un reale tradimento; altri assolvono senz’altro la Pia, e fanno riferimento all'interesse dell'uomo, spregevole e crudele, per un secondo e più vantaggioso matrimonio con Margherita Aldobrandeschi. Nella Comedìa dantesca, Pia riferisce i fatti, ma non chiede vendetta. La sua è una storia in cui verità e leggenda si confondono. Secondo una versione Pia avrebbe sposato in prime nozze certo Baldo de' Tolomei, da cui avrebbe avuto due figli. Rimasta vedova, si sarebbe risposata con Paganello Inghiramo (Nello) dei Pannocchieschi. Su un fatto tutti concordano: Pia sarebbe morta in Maremma, nel castello di Pietra, oggi nel territorio comunale di Gavorrano. Questa figura di donna ha un potere suggestivo molto grande, soprattutto nei luoghi in cui si svolse la sua vicenda. Il suo nome è rievocano anche in alcuni toponimi: ad esempio c'è un ponte, dal quale si vede il castello in cui terminò la sua esistenza, che si chiama "ponte della Pia".

La pietosa vicenda di Pia ha ispirato la fantasia di molti artisti, soprattutto della parola. Molte sono le composizioni poetiche che narrano la sua storia, alcune delle quali si rifanno alla novella di Bartolomeo Sestini. Gaetano Donizzetti fra il 1836 e il 1837 ha musicato un’opera lirica dal titolo «Pia de’ Tolomei», tratta da un libretto di Salvatore Cammarosano, anch’esso ispirato alla versione del Sestini. Quest’opera fu rappresentata per la prima volta nel teatro Apollo di Venezia nel 1837. Oltre alle diverse narrazioni poetiche, recitate a memoria o scritte dai poeti, la dolorosa fine della nobildonna senese è stata rappresentata anche in un lontano cinema d'autore italiano: Sergio Grieco ha diretto, nel 1958 Arnoldo Foà, Jaques Sernas e Ilaria Occhini in «Pia de' Tolomei». Nella narrazione cinematografica, nella Siena del Duecento, Pia figlia di un capo guelfo in esilio, è costretta con un ricatto a sposare Nello, capo ghibellino. Hanno grande successo anche le rappresentazioni teatrali che riproducono la tragica storia. Una di queste viene proposta ogni anno, nella prima decade di agosto, a Gavorrano, a cura dell’associazione Pro Loco, con la collaborazione del comune. Non si tratta della solita sagra paesana di cui traboccano ormai le estati maremmane, ma di una vera e propria rievocazione storica, all'interno della quale non mancano momenti di divertimento come le gare di abilità, anch’esse ispirate ai giochi in uso nel medioevo e nel rinascimento. Alcuni degli elementi della festa, che quest'anno sarà celebrata l'8 di agosto, rientrano nei canoni celebrativi comuni ad altre località maremmane che dedicano una cura particolare nell'organizzare eventi di questo tipo. Così non manca, a seconda delle edizioni, una banda musicale, una sfilata storica dagli aspetti pittoreschi, l'intervento di uno spettacolo di sbandieratori, oltre ad uno spettacolo del tardo pomeriggio, in cui i concorrenti si cimentano in giochi di destrezza. A proposito dei costumi, è interessante notare che siamo un po' più avanti con gli anni, nella rappresentazione storica di Gavorrano come nelle altre che rievocano fatti e personaggi del medioevo. Tuttavia, poiché non è agevole la ricostruzione dei modelli degli abiti medievali, soprattutto per questi piccoli centri, ed inoltre per il fatto che modelli e colori erano con ogni probabilità molto meno piacevoli, negli abiti che i figuranti indossano per la sfilata ci si avvicina di più ai modelli rinascimentali, con grande vantaggio dell'effetto scenografico. È infatti di grande suggestione la sfilata storica inserita nel contesto del centro urbano, che nel medioevo e nel rinascimento ha visto i suoi momenti di sviluppo. Recentemente perfino la ricostruzione dell'arredo urbano si rifà ad un modello i cui aspetti estetici sono liberi dai vincoli di una fedele ricostruzione storica, come è il caso del pozzo-cisterna ricostruito di recente nella piazza principale.

Il salto della Contessa è il titolo con il quale si indica l'insieme delle celebrazioni che si celebrano in un fine settimana estivo. Ma qual è la spinta, la forza propulsiva che dà il via a questa manifestazione? Al di là delle motivazioni più o meno ufficiali e dovute al buon senso, come richiamare l'attenzione dei turisti, cercare di dare un giro al denaro, a favore dei commercianti locali, c'è qualche altra cosa che spinge i paesani a incontrarsi quasi quotidianamente per mesi e mesi, per mettere a punto il programma, per fare le prove della sfilata, preparare i costumi e gli addobbi per le strade, trovare, studiare e provare una musica che accompagni la sfilata. La riproduzione del rito, fuori dal contesto in cui si sono svolti i fatti storicamente, il castello di Pietra disperso nella campagna, ma inserito all’interno del paese dei minatori, con la caduta della donna dalla torre più alta, al termine della celebrazione, ha lo scopo di rievocare un mito, quello della fedeltà tradita, della purezza bistrattata, ma allo stesso tempo all’affermazione di un senso di giustizia e di riscatto rappresentato dalla Pia che da vittima diventa l’oggetto principale delle celebrazioni. La comunità si stringe intorno all’evento ed a se stessa e nella realizzazione del rito che riproduce l’epilogo tragico di una vita esemplare, la partecipazione emotiva rafforza il senso di appartenenza.