Sant'Anna e la leggenda

Dai misteri eleusini alle recenti pratiche tradizionali la ricostruzione di antichi culti agrari

La festa di Sant’Anna cade nel bel mezzo dei lavoro che chiudono il ciclo agrario: la trebbiatura del grano. Di questa santa, madre della vergine Maria, non fa cenno il vangelo, ma soltanto i vangeli apocrifi parlano di Anna e del suo sposo Gioacchino. Secondo il vangelo della Natività di Maria, i due solo dopo venti anni di preghiere ebbero una figlia, alla quale un angelo impose il nome di Maria. Malgrado l’assenza totale di notizie autentiche, a partire dal XV secolo il suo culto si diffuse in tutta la cristianità.

Molti riconoscono in Sant’Anna la propria patrona: i commercianti, le ricamatrici e le sarte, i naviganti e i minatori, gli scultori e gli stuccatori, le vedove. Ma la santa è invocata soprattutto dalle gestanti, alle quali in cambio di devozione ella garantisce il buon esito della gravidanza ed un parto agevole. Nelle camere dei contadini non mancava, oltre all’immagine della sacra famiglia appesa al muro, un’effigie di Sant’Anna: allora nel grande letto nascevano tutti i figli che la bontà di Dio voleva donare.

In Maremma la festa di Sant’Anna interrompe i lavori di trebbiatura. Narra la leggenda che un tempo, quando per separare i chicchi delle spighe dorate si usava il correggiato, oppure si facevano calpestare da una coppia di buoi, un contadino decise di rompere il tabù di lavorare nel giorno dedicato alla santa. I cerchi concentrici tracciati dai buoi che calpestavano le spighe divennero un vortice che sprofondò inghiottendo l’aia e tutto quel che conteneva. Infine la buca si riempì d’acqua. In tutta la Maremma si racconta di un luogo in cui sarebbe sprofondata l’aia: a ben ascoltare si udirebbe ancora il rumore degli zoccoli.

Questa leggenda ci ricorda l’episodio mitologico del rapimento di Persefone da parte di Ades, il dio del mondo sotterraneo e dei morti dall’orribile aspetto. Ades avrebbe rapito la bella figlia di Demetra, dea dei campi, delle piante e dell’agricoltura, facendola sprofondare in una voragine. Insieme a Persefone sarebbero caduti nel baratro anche i porci di un certo Eubuleo. L’episodio, che ci è narrato da Ovidio nelle Matamorfosi e dalla Tebaide di Stazio, veniva rievocato nell'antico rituale delle Tesmoforie della città di Eleusi, antichi riti dedicati a Demetra durante i quali dei porci, o carne di porco, veniva gettata nelle caverne.

Diversi elementi uniscono i due episodi apparentemente slegati, oltre all’aprirsi di una voragine che, inghiottendo una sorta di ‘capro espiatorio’ (il contadino irrispettoso delle regole di astensione dal lavoro, nel rito maremmano, Persefone nella mitologia antica), garantisce l’abbondanza dei raccolti. Narra ancora la mitologia greca che Demetra, disperata per il rapimento della figlia, fece inaridire la terra. Fu l’intervento di Zeus a placarne l’ira, dando vita all’alternarsi delle stagioni, stabilendo che Persefone sarebbe vissuta una parte dell’anno nel mondo sotterraneo con Ades, mentre l’altra parte l’avrebbe trascorsa sull’Olimpo con la madre.

Il mito della nascita delle stagioni, dell’alternanza del periodo secco e di quello piovoso, è riprodotto dai contadini anche attraverso l’usanza di recarsi, durante la festa di Sant’Anna, in un luogo di balneazione. Che si trattasse di un corso d’acqua o di un laghetto, o ancora della riva del mare, lunghe teorie di carri agricoli trainati dai buoi trasportavano le famiglie. La pratica di gettarsi in acqua sembrava avere una valenza purificatrice, ma anche un auspicio di fecondità.

La festa di Sant’Anna, per il modo in cui veniva celebrata dai contadini, e per gli elementi che presenta la leggenda ad essa legata, con l’astensione dalle attività lavorative, il mito della voragine, la presenza dell’acqua, sembra ricollegarsi alle antiche celebrazioni di un culto agrario dedicato a Demetra la cui ricostruzione è più ipotetica che reale, ma di cui attraverso la pratiche tradizionali si riescono ad intravedere alcuni brevi tratti.